RESTART: il gioco delle scelte

Perché un gioco a bivi? Perché la vita stessa è fatta di bivi. Scegliere quale strada prendere, comprendere le conseguenze di un "sì" o di un "no": è questo il fulcro del percorso di riscatto di questi giovani.

È appena partita all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze l’iniziativa che darà forma ai vissuti dei ragazzi per portarli sui banchi di scuola, dando voce ai loro silenzi per trasformarli in uno strumento di prevenzione e dialogo.

 

I bivi della vita reale si trasformano in pixel per insegnare il valore delle proprie decisioni. Ha preso ufficialmente il via, all’Istituto Penitenziario Minorile di Firenze, un progetto innovativo che trasformerà le storie dei giovani detenuti in un videogioco educativo incentrato sulle scelte, destinato a fare il suo ingresso nelle scuole.

 

Cosa succede quando le storie dei ragazzi dell’Istituto Penale per Minorenni diventano la base per creare un videogioco? Nasce un ponte tra il loro vissuto e il mondo esterno, un viaggio che l’Area Progettazione della Diaconia Valdese – Servizi Educativi ha ideato e visto fiorire giorno dopo giorno.

 

Le tappe del progetto:

 

  • L’incontro e l’adesione: tutto è iniziato guardandosi negli occhi. Abbiamo varcato la soglia del carcere minorile per conoscere i ragazzi, raccontare l’idea e, soprattutto, ascoltare la loro volontà di mettersi in gioco.
  • Il racconto delle storie: superata la diffidenza, le parole hanno preso il sopravvento. I ragazzi si sono raccontati, condividendo frammenti di vita, sogni, errori e speranze.
  • La trasformazione digitale (Next Step): quelle storie non rimarranno su un foglio. Diventeranno un gioco digitale a bivi, dove ogni giocatore si troverà davanti alle decisioni che i ragazzi affrontano ogni giorno.

 

Perché un gioco a bivi? Perché la vita stessa è fatta di bivi. Scegliere quale strada prendere, comprendere le conseguenze di un “sì” o di un “no”: è questo il fulcro del percorso di riscatto di questi giovani.

 

Vogliamo ringraziare i ragazzi per la fiducia e l’autenticità che hanno condiviso con noi. Questo progetto dimostra che l’educazione non si ferma davanti a un muro, ma trova sempre nuove strade — e nuovi linguaggi — per dare voce a chi spesso non ne ha.

 

Continuate a seguirci per scoprire come si evolverà il gioco!

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